L’alternativa

Mi sono fatta la famosa domanda da un milione di dollari: chi voterei tra Di Maio e Berlusconi?

Non avrei dubbi: Di Maio. E come potrei scegliere diversamente? L’alternativa è tragica.Berlusconi è un incubo ricorrente, ogni tanto rispunta. Come ora.  E assieme a lui rispuntano tante facce che avevo rimosso o dimenticato e ritornano sul pulpito a parlare di come Silvio sia eccellente in politica e altrove in tutti i campi dell’umano e volendo anche del divino.

Una sorta di riesumazione di volti, frasi e atteggiamenti che sembravano morti e sepolti sotto il peso delle macerie che le politiche berlusconiane hanno lasciato a mucchi qui e la nel paese. E che ora, invece, vengono rimescolate per trovare che, in fondo, ma neppure troppo, quelle macerie nascondono tesori.

Scopriamo che le sue promesse elettrorali ripetute come mantra, sono ancora attuali e scopriamo che circa il 15% degli italiani, gli credono nonostante tutto, ancora,come se il tempo non fosse passato e non testimoniasse che le ha disattese alla grande, più di una volta.

Ma Di Maio sarebbe solo una scelta obbligata proprio se non potessi farne a meno. Ma non sceglierei neppure lui. Solo che dal confronto il giovane vice presidente della Camera, ne esce certamente meglio, se non altro perché ancora non ha dato prova di essere uno spergiuro. Diamogli il tempo necessario e, forse, non mancherà l’obiettivo.

Si sente dire che il fenomeno del “grillismo” abbia impedito che la rabbia sfociasse in qualche “rivoluzione” che avrebbe prodotto danni incalcolabili. Può darsi, ma, finora, il grillismo ha prodotto solo “buone intenzioni” e sembra ancora lunga la strada prima di che le “buone idee” diventino materia tangibile. Quello che finora si vede è che ci sono molte contraddizioni nel Movimento e molte idee non realizzate da chi avrebbe già la possibilità di concretizzarle. Un esempio per tutti: Roma, dove dopo un anno e mezzo di governo dei cinquestelle, nulla è cambiato. Un immobilismo degno della “migliore” politica del “se fai sbagli e se ne accorgono”.

Ma l’incubo del ritorno del centrodestra è aggravato dalla probabile scelta di Matteo Salvini come candidato premier. Non dico che farebbe peggio di Berlusconi, questo sarebbe un’impresa insuperabile, ma che sappia gestire un paese cosi martoriato e cosi alla deriva, ingiusto, imbarbarito e preda facile di rigurgiti autoritari, mi pare troppo persino per le forze di un giovane leader persino troppo entusiasta e pieno di “buona volontà” come il leghista.

E allora? E allora la vedo molto ma molto dura. Sicuramente non mi sento molto ottimista. Dopo la batosta che Renzi ha dato al Pd e la “guerra” fratricida tra i suoi componenti vecchi e nuovi, mi pare che solo la nuova formazione capeggiata del presidente del Senato Pietro Grasso, possa rappresentare un barlume di speranza.

Io mi ci aggrapperò sperando di non rimanere delusa per l’ennesima volta. Altre possibilità non ne vedo.Sperando che gli incubi di un passato recente e remoto se ne stiano il più lontano possibile e che l’Italia non si risvegli all’indomani delle elezioni con una grossa nuvola nera incombente all’orizzonte.

Così van le cose al mondo

Se sia vero che ha tramato, o se invece è casta e pura

lo diranno in commissione, io però la vedo dura.

Ma volete che Ghizzoni, che ha taciuto fino a ieri,

dica, parli senza freni e la metta in guai più seri?

 

Non può esser che il mistero si chiarisca su due piedi,

chi non parla sa perché e non può parlare adesso,

preferisce stare zitto e anche farsi dar del fesso,

pur di non tradir gli amici resta muto come un sasso.

 

E va beh, lasciamo stare, l’amicizia e cosa rara

quando uno dà parola se la manca è proprio un sòla.

Lei, la sottosegretaria è figliola di papà e giammai

dirà che ha fatto ciò che era in suo potere, per salvare

la sua banca, ch’era a un passo dal cadere.

 

Ma se ci pensiamo bene, noi che cosa andiam cercando?

Si, va beh, i risparmiatori hanno perso tutti i soldi

mentre papi e la figliola stanno ancor coi piedi caldi.

 

Ma non è poi tanto strano, cosi van le cose al mondo

sia che lo guardi dal fondo

o lo metti sottosopra, lo vedrai sempre rotondo.

 

Tramonto d’inverno

Sono appena rientrata da una passeggiata al freddo pungente di questi giorni. E’ normale in dicembre dalle mie parti, nord est della penisola.

E c’era un tramonto dipinto. Un tramonto di quelli che gli indifferenti notano appena, gli insensibili disdegnano, gli annoiati manco vedono e gli arrabbiati o rancorosi, mandano al diavolo per quella pretesa che hanno i tramonti di incantare, di rapire, di portare sollievo all’anima.

Dicono che in Italia, l’economia sia in leggera ripresa ma che lo stato d’animo della gente, in generale, più comune, sia il rancore. la rabbia sociale verso la quale non ci sono medicine che tengano, neppure il più potente ansiolitico.

Lo dice il Censis. Ci avvisa: guardate che in giro si sono persone cariche di rancore che potrebbe sfogare nei tempi e nei modi più impensati. Bella scoperta! Me n’ero accorta. Senza bisogno che qualcuno me lo dicesse. Me n’ero accorta da me. Tanti, troppi i segnali. Dal più banale, come per esempio, l’invidia di una vicina per un taglio nuovo di capelli, fino ad arrivare al rancore, vero, diffuso e tangibile di chi ti vede come una persona risolta, giudica l’apparenza e soppesa la “differenza” tra te e lei in termini di “inserimento sociale” e adattamento all’ambiente.

In due parole la rabbia sociale spesso si tramuta in invidia o gelosia per qualcosa che qualcuno dimostra di possedere e altri sono lungi dal poter raggiungere.

La disparità, qualche volta apparente ma troppo spesso reale tra cittadini e la consapevolezza che certe cose che fino a poco tempo fa sembravano scontate, come, ad esempio, un lavoro decente, una pensione dignitosa, una casa accogliente un minimo di agiatezza, ora sono sempre di più e per troppe persone un miraggio.

Ed allora nasce la rabbia ed il rancore per quello che qualcuno possiede (che magari ha ottenuto con tanto impegno e fatica, sgobbando tutta la vita) e che altri non potranno, con tutta probabilità ottenere, neppure se ci mettono il massimo dello sforzo

Ma di questo dobbiamo dare la colpa a chi ci ha governato e a chi ci governa. Le politiche scellerate sul lavoro, sull’economia in generale, i tagli all’welfare, la burocrazia dominante in tutti i settori, hanno permesso, da un certo momento in poi, di sfasciare quello che era stato faticosamente costruito dalle macerie dell’ultimo devastante conflitto mondiale.

La nostra Costituzione stabilisce chiaramente che tutti i cittadini hanno diritto a pari opportunità e dignità a prescindere da tutto, ma questa, nel corso degli anni è stata una delle regole più disattese e inapplicate.

Ed ora siamo al redde rationem. Siamo al tramonto di quella società che si fondava sull’eguaglianza e parità dei diritti. Siamo arrivati ad una tale concentrazione di sperequazioni sociali da fomentare una rabbia diffusa ed un rancore percepibile.

Si nota in tanti settori. Un esempio sono le lettere che arrivano ai quotidiani di giovani laureati che si lamentano di dover lasciare l’Italia per ottenere un lavoro che riconosca minimamente i loro meriti e le loro competenze ottenute in lunghi anni di studio. E gli sfoghi sono quasi sempre anonimi dimostrando che manca il coraggio di denunciare a viso aperto delle storture evidenti (i casi eclatanti dei concorsi manipolati, le baronie universitarie che si tramandano ancora per successione etc.etc.), perchè si temono ritorsioni nonostante il proposito di fuggire lontano, perché si sa che la longa manus del’ “potere” può arrivare a nuocere dovunque.

Sarebbe molto più produttivo che le denunce fossero sottoscritte con nome e cognome ma, purtroppo, come nel caso delle molestie denunciate dalle aspiranti attrici in questi giorni, il “ricatto”, psicologico è cosi forte da impedire di denunciare anche le cose più chiaramente fuori di ogni regola.

Si ha paura, soprattutto se si è giovani e se ci si aspetta di poter iniziare una carriera, mettersi a criticare l’establishment non è una cosa ritenuta producente. Lo capisco benissimo. ma se il sistema è cosi incancrenito da sembrare perpetuarsi all’infinito e se tanti decidono di emigrare a volte anche per sempre, significa che la situazione è lungi dall’essere in fase di miglioramento nonostante tutte le promesse dei vari governi di fare chiarezza e di imporre trasparenza.

Ma se non sono proprio i più giovani a ribellarsi, a denunciare a viso aperto a porsi in serio contrasto, a lottare per il diritto alle proprie aspirazioni, sarà molto difficile che ci possano essere dei cambiamenti, almeno in un futuro prossimo, anche se io, naturalmente, me lo auguro.

Spirito di servizio

Non potevano scegliere meglio.Come presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, il senatore Pier Ferdinando Casini, è il personaggio ideale. Per via del suo nome certamente, in quanto la situazione è cosi complessa che non potrebbe , per assonanza, non essere definita  un “gran cas…”.

E lui, il senatore passato al candeggio, con quell’aria accigliata e burbera da buon democristiano a cui non la si fa, non poteva che essere la scelta più azzeccata. E ci crede pure lui. Ha affermato ,di recente, in tv, che lui veramente non voleva prendersi questa patata che scotta, schivo com’è, gli credo. Infatti non si può certo dire che il senatore sia un presenzialista, uno che parla a vanvera. Piuttosto uno che parla solo davanti ai suoi avvocati e presenti i testimoni.

Ha l’aria di uno che ha sempre bisogno di qualche gocccia di sonnifero per affrontare la vita da sveglio ma che dormirebbe volentieri. E’ supervigile, però, in questi giorni, l’inchiesta scotta e la poltrona pure.

Insomma, ha dichiarato di aver accettato, dopo tante insistenze di tanti (forse di Azzurra, sua moglie, per toglierselo un po’ d’attorno con quella sua aria da menagramo)ha accettato dicevo,  solo per…e qui ha detto che detesta questa frase, ma la deve usare per forza non trovando di meglio…spirito di servizio.

Perbacco che spirito. Ci vuole davvero un bello spirito per dire che non poteva proprio rifiutare dato che era quasi sparito dalla scena politica e non sapeva come giustificare lo stipendio che si porta a casa, anche se di malavoglia, perché non gli servirebbero quei quattrini (dopo 30 anni in politica ormai qualcosa ha messo da parte), ma li accetta, sempre per spirito di servizio.

Ma si vede che non vede l’ora di arrivare a conclusione e si tiene molto sulle generali ogni volta che gli fanno delle domande imbarazzanti, svicola alla maniera della migliore DC,si scuda crociatamente e cristianamente e si leva d’impaccio da quei ficcanasi dei giornalisti con molta maestria e un pizzico di sana burberità. Fatevi i fattacci vostri, gli direbbe molto volentieri, ma sa bene che non può e svicola.

Da poco ha dichiarato che, si, insomma, i vigilanti hanno vigilato poco e male e gli amministratori hanno abusato dei loro poteri. Perbacco, ma davvero? Sconcertante, da soli non ci saremmo mai arrivati.

Per quanto riguarda la faccenduola Boschi padre e figliola, Casini, pare abbia detto, in camera caritatis, di non volere casini. Siamo a fine legislatura, già sulla commissione è scettico non vorrebbe farsi strumentalizzare…

Beh, vediamo quale strumento potrebbe diventare l’ex bello della politica, precocemente invecchiato in questi giorni?…, si, ci sono, potrebbe essere paragonato ad un controfagotto.Non mi ricordo che suono abbia ma il nome gli sta bene. E prima fa fagotto meglio è per tutti. ma, pare che alla domanda se vuole ricandidarsi,abbia risposto che non lo sa, ma per spirito di servizio forse si sacrificherà. Sperando che Berlusconi, dopo averlo visto all’opera (nell’orchestra)non lo candidi come candidato premier del centrodestra.

Più candido di cosi…

 

Culle vuote

Crollano le nascite. Ma guarda! C’è preoccupazione per chi pagherà le pensioni. Ma chi ci andrà in pensione? Ogni anno spostano l’età di un anno. Solo i lavoratori appartenenti alle categorie gravose o usuranti gli altri, ciccia. Lavorate fino alla morte.

Ma se le donne si stancano di figliare, definitivamente, c’è un problema ancora più grave. Si ferma il mondo e non possiamo neppure chiedere di scendere. Ma si sono stancate o hanno tirato talmente la corda che le donne giovani si sono dette: sai che c’è? Fateveli voi, signori uomini, i figli, se noi donne siamo sempre messe in fondo alla fila e non riusciamo a trovare lavoro e siamo le prime ad essere licenziate, mobbizzate e sottopagate. Se poi ci dovessimo pure  mettere in testa di figliare, non ne parliamo.

C’è la crisi? Ebbene? E chi la deve pagare, subire, intestarsela, farla propria senza neppure osare protestare? Ma naturale, le categorie più deboli: i giovani, gli anziani e le donne. Le donne. Sissignori, le donne.

E si sono stancate. Preferiscono non sposarsi, non figliare e vivere beatamente la propria vita infischiandosene del futuro dell’umanità. Fanno bene? Non credo, ma questo è un altro discorso.

Come ci si possa mettere a fare figli in un epoca come questa è davvero una domanda che richiederebbe un team di sociologi per rispondere.

L’Italia non sfugge a questa regola: meno lavoro, meno figli. Certo non è ipotizzabile un futuro basato sul lavoro precario di una ipotetica coppia, magari entrambi i componenti laureati e con un lavoretto da 350 euro al mese, rinnovabile o cancellabile dalla sera alla mattina. E certamente l’ipotetica coppia non può pensare di gravare sulle spalle dei genitori, o addirittura dei nonni per tutta la vita: è umiliante. Non solo, dispiace rivangare e riprendere il tema di questi giorni: la violenza sulle donne. Ma oggi stesso veniamo a conoscenza di un altro assassinio di una donna da parte del compagno che aveva finto un infortunio sul lavoro per suicidarsi dopo che aveva ucciso la moglie, sembra perché questa lo voleva lasciare. Forse si era accorta che era un violento?Ormai sono casi in fotocopia che si rincorrono quasi giornalmente.

E allora come fanno le donne, soprattutto le più giovani a fidarsi di legarsi ad un uomo che potrebbe rivelarsi il loro potenziale assassino?E questo non è un problema relazionale di poco conto.

Ma quello che impedisce ai giovani in generale di pensare a formarsi una famiglia è proprio la situazione del lavoro.

Disastrosa. E di questo ha colpa la crisi, si, ma soprattutto ne ha colpa la politica di questi ultimi decenni. Che poi, se vogliamo sta dietro alla crisi.

Le mance, i bonus, le elemosine chiamate come si vuole, con quelle ridicole definizioni (ma chi chiama bebè un neonato, di questi tempi?), ricordano molto politiche stracucche buone per i cucchi.

Ma la colpa delle culle vuole, naturalmente ricadrà come sempre sulle donne. Non hanno fantasia de lavorà, dirà qualcuno, sono egoiste, pensano al trucco e al tacco…

Puo darsi che ci sia anche questo, ma dietro c’è un tempo lunghissimo di sopraffazioni evidenti e nascoste. La donna apprezzata sul lavoro perché, di solito, si da molto più da fare dei colleghi maschi perché sa di dover dimostrare di più di loro di saper fare, proprio perché donna e quindi ritenuta, ancora, nel 2017, soggetto più fragile, meno determinato, con scarsa capacità di resistenza… Ma quando mai?

Prendiamo ad esempio una donna che lavora (se è fortunatissima) a tempo pieno e con marito e almeno un figlio.

Si dovrà fare in otto, sia sul lavoro che in famiglia per arrivare a notte fonda con la lingua fino a terra dalla stanchezza e dallo sconforto e trovare ancora chi le dice: “hai voluto la bicicletta”? Ma deve tirare fuori una forza incredibile.

Certo ci sono le  eccezioni, c’è anche chi è fortunata ed ha un’autostrada davanti,soprattutto la famosa figlia o moglie di… ma  per la generalità delle donne, la vita è una strada in salita con qualche piazzola di sosta dove c’è appena il tempo per riprendere fiato, fare figli richiede una ampia capacità polmonare. Ci devono pensare bene se la possiedono e prendere molti bei respiri profondi.

Feichnius

Pare che babbo Natale non esista. Ho letto questa notizia e ne sono rimasta sconcertata. Poi mi sono un po’ ripresa. Sarà una fake news, mi sono detta, con un sospiro di sollievo. Ma poi ho pensato:  e se fosse una fake news che sia una fake news? Non mi ci raccapezzo più.

Renzi si scaglia contro i grillini, dice che confezionano fake contro i dem e che si servono di un tale che ha un tot di siti che spargono bufale a man bassa per l’universo mondo . Non ci posso credere, sarà anche questa una bufala?

Pare che persino la Lega si sia servita dello stesso tale. Pare che questo tale, si chiami Magagna…no, Mignogna, si Mignogna…ecco me lo ricordo perchè da noi in Veneto le mignognole sono i versi che fanno i bambini per farsi le dare le caramelle dai genitori. O una cosa così. Mi ricordo mia madre che da piccola mi diceva sempre: “non serve che mi fai le mignognole”.

Comunque questo feichniuser, per dirla all’americana o contaballe per dirla in veneto, pare sia uno che se le inventa grosse per intorbidare le acque e che lavori o abbia lavorato o stia lavorando, per il M5S e per la Lega. Dico pare, io che ne so, l’ho letto e che ne so che non mi raccontano frottole?

Non ci capisco più niente. Ma a me, sinceramente, dell’ingerenza delle frottole sulla campagna elettorale, diciamo, m’importa relativamente poco.

Ma si!. ma quando mai abbiamo dato credito a quello che dicono i politici? Ma chi gli crede ormai? E anche senza ormai? Se c’è una categoria di feichniuser al mondo quella è proprio la categoria dei politici. Sono allevatori intensivi di bufale selvagge.

Pare che ci sia di mezzo la stampa internazionale e che l’on. vice presidente della Camera, Di Maio, abbia affermato di volere che ci siano i controlli dell’Osce sulle prossime elezioni. Giusto, perché no i Caschi Blu dell’Onu? E pare che Renzi gli abbia risposto tramite Richetti (sempre in mezzo ‘sto Richetti, ma da dove sbuca?) che lui è il primo che dovrebbe controllare in casa sua, le bufale che pascolano nei  siti a loro collegati in giro per il web…

Ma che cosa sta succedendo? Di colpo siamo invasi dalle bufale? Bisognerà trovare qualche contromisura, che so, qualche recinto che le trattenga, che gli impedisca di pascolare ovunque. Pare che dalla Russia ne arrivino tante. E si che la strada è lunga.

Io fatico a credere che mi vogliano far credere quello che vogliono farmi credere…a chi devo credere? Insomma il troppo… Stroppa.

Ricordo un verso di una famosa canzone che fa…:” sei più sincera quando dici una bugia”. Si riferiva forse alla politica italiana?

Cani e padroni

“Non esistono razze pericolose – conclude l’on. Brambilla – solo proprietari irresponsabili. Il Movimento animalista si impegnerà a livello europeo per favorire in ogni modo il superamento di legislazioni restrittive basate sull’appartenenza degli animali a razze ritenute pericolose”.

Questo è quanto ha dichiarato Michela Vittoria Brambilla al rientro in Italia di Giuseppe Perna, un italiano emigrato in Danimarca assieme al suo cane, un dogo argentino, razza ritenuta pericolosa in quel paese che ne prevede la soppressione. Infatti, il nostro connazionale era stato  intimato dalle autorità danesi di consegnare l’animale ad un centro che avrebbe provveduto a sopprimerlo. Ma Giuseppe ha contattato la nostra parlamentare e Brambilla ha rovesciato mezzo mondo per ottenere dalle autorità danesi il rilascio e la riconsegna al proprietario di Iceber (questo è il nome del dogo). Cosa che è avvenuta ma con l’avvertenza che Giuseppe avrebbe dovuto lasciare il paese. Cosi è stato e i due, cane e padrone, sono stati rispediti in Italia e accolti, all’aeroporto  da una folla di animalisti capeggiati dall’on. Brambilla. L’ex ministro ha poi stilato un comunicato dove esprimeva grande felicità per il rientro della “bestiola” e tra le altre cose ha anche aggiunto la dichiarazione che riporto più sopra.

Ora, con tutto il rispetto per l’affetto di Giuseppe per il suo cane,  trovo che la faccenda ha del surreale. Il dogo argentino è un cane ritenuto pericoloso in molti paesi. Nella mia città (nei pressi di Venezia) I proprietari di cani contravvengono spesso e volentieri all’obbligo di guinzaglio e museruola e i cani scorrazzano liberi in pieno centro o nei parchi. Ormai entrano liberamente nei locali pubblici e qualche giorno fa mi è capitato di trovarmi faccia a faccia con un cane lupo dentro l’affollatissima pasticceria che frequento abitualmente.

Ho denunciato il fatto ai vigili. Ma non è la prima volta. Il fatto che In Italia la legislazione sia sempre più a favore dei cani e dei loro proprietari, piuttosto che dei cittadini che vorrebbero non dover temere di essere azzannati per strada o nei locali pubblici, mi spaventa. Soprattutto perché un cane non è una pistola che può fare male solo se messa in funzione. Un cane può azzannare se sfugge al padrone per qualsiasi motivo, ragione di più se viene lasciato libero, sia per strada che nei pubblici esercizi e può uccidere all’istante. I cani pericolosi dovrebbero essere tenuti solo da persone in possesso di un patentino che certifichi che sono  in grado di tenerlo in sicurezza per sé e gli altri. Inoltre dovrebbe essere proibito ai cani di grossa tagli di entrare nei locali pubblici, per una questione di igiene ma anche di sicurezza dei clienti. Questa improvvisa mania di trattare i cani come se fossero esseri umani a mio avviso è una deriva demenziale e non corrisponde a vero affetto nei riguardi di questi animali ma a narcisismo ed egoismo dei padroni. Detenere un cane aggressivo e potenzialmente pericoloso e scorrazzarlo in giro per la città come un trofeo, magari sguinzagliato, è sintomo di arroganza e di scarso rispetto per il prossimo.  La legge dovrebbe essere più severa con chi non rispetta le regole sulla sorveglianza e mette in pericolo l’altrui incolumità solo per pavoneggiarsi.

Ma ho poche speranze di ottenere un minimo di attenzione, in giro si vedono sempre di più esempi che vanno in tutt’altra direzione. E se al governo, tra un po’ andranno le destre (di cui l’on Brambilla è un’esponente) le speranze sono quasi ridotte al minimo

 

Dodici ore

Dodici ore sono un tempo lunghissimo. Soprattutto se lo passi davanti ad un giudice e a due accusatori che vogliono che tu risponda a 250 domande, alcune delle quali talmente oscene da essere state negate.

Le due ragazze americane, quella notte a Firenze dopo la discoteca, erano ubriache, lo conferma la perizia. Si sono lasciate aiutare dai due carabinieri in servizio nella zona a rientrare a casa. E poi è successo quel che è successo.

Ma dopo dodici ore di interrogatorio, forse, non erano nemmeno più sicure di come si chiamassero. Se veramente erano state oggetto di violenza da parte dei due,come hanno sempre affermato,o se erano  state loro ad irretirli, a circuirli e ad incastrarli, costringendoli ad abusare di loro. Due diavole. ma si sa, sono donne, pronipotine di quella Circe di Eva.

Poveri ragazzi! Eppure loro si sono divincolati da quella stretta micidiale che li ha costretti ad avere un rapporto, diciamo consenziente per non passare per fessi.  Ma hanno dovuto dire di si. Che ci stavano. Ma non volevano. Soprattutto il più giovane, l’avvocato del quale ha dichiarato che è un bel ragazzo e non ha bisogno di violentarle le donne, gli cadono letteralmente stramazzate al suolo, appena se lo trovano davanti.

Ma queste due se la dovranno vedere con la giustizia italiana. Eh si, perbacco. Dodici ore dodici nell’aula bunker a rispondere ad una raffica di domande che avrebbero estenuato persino Jack lo Squartatore.

E hanno solo appena cominciato. Non se la caveranno tanto facilmente. Ma tu guarda, ci vuole davvero un bel coraggio per fare simili accuse.E sono venute dall’America per mettere nei pasticci due persone per bene.

Loro erano di pattuglia, in servizio, si sono visti adescare da queste due con la scusa che non trovavano il taxi…e il resto si sa.

Una delle due ragazze è svenuta e l’altra si è messa a piangere, dodici ore durante le quali sono state messe in croce come se fossero state loro le colpevoli.

I processi per stupro cosi vanno, in Italia, ancora,  nel 2017.  Accertare la verità è difficile, questo tipo di verità poi, quasi impossibile. Se poi ci sono di mezzo due carabinieri, bisogna andarci coi piedi di strapiombo.

Una delle due aveva registrato nel telefono il numero di cellulare di uno dei due carabinieri .  Eccola la prova regina della colpevolezza, della efferratezza criminale delle due studentesse. E poi avevano dei liquori in casa, si saranno ubriacate dopo, non prima…

Che pena, poveri ragazzi, costretti a subire la violenza di queste due assatanate. Eh ma la vedremo chi l’avrà vinta.

Noi italiani non ci facciamo menare per il naso tanto facilmente.

Stop alla violenza sulle donne

Oggi, 25 novembre, è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

In Italia ne viene uccisa in media, una ogni tre giorni. In genere dal compagno, marito o fidanzato.

Per i motivi più vari, ma, quasi sempre, perché la donna ha deciso di vivere la propria vita in maniera indipendente e di scegliere se continuare o mettere fine ad una relazione. Da molti anni in Italia c’è il divorzio, una conquista di civiltà. Non ci sono dubbi su questo. Ma sembra avere dei risvolti inaspettati.

Paradossalmente, per quante conquiste si siano fatte nell’emancipazione femminile in questi ultimi decenni, sembra che in molti uomini permanga una sorta di desiderio di sopraffazione frustrato che li spinge a compiere atti estremi. E non accennano a diminuire nonostante si sia cercato, in questi ultimi anni, anche con nuove leggi, di porre maggiore attenzione ad alcuni segnali che provengono da situazioni di disagio delle donne di fronte a certi comportamenti violenti da parte di tanti uomini.

Non possiamo certo restare indifferenti davanti a brutali omicidi e violenze in genere compiuti sulle donne e questa giornata dovrebbe aiutare tutti a riflettere sul fatto che una società, per progredire, ha bisogno dell’aiuto di tutti i suoi componenti: uomini e donne insieme, tutti dobbiamo dire un forte e sonoro stop alle violenze.

Aggiungo questa mia poesia composta qualche anno fa per l’occasione come piccolo contributo.

Silenzio.

Ne hanno lasciate a mazzi sul luogo del delitto,
davanti a quel portone quella scia rossa ha scritto
la tua mortale angoscia per quelle enormi mani,
per quel muto terrore, per quel freddo sudore.

Quel rosso delle rose somiglia a quel tramonto
che anticipa la sera che ti nasconde al mondo.

La pietà della notte, che vela col silenzio
quell’urlo trattenuto da quel terrore muto,
su quel viso impietrito che grida alle coscienze:
non rimanga impunito!

Venerdi nero? No grazie.

Non mi piace per nulla questa faccenda del black friday che poi, in italiano, significa: venerdì nero. Vorrei vedere se questa scellerata corsa agli acquisti, qui da noi, venissse chiamata cosi, cosa succederebbe. Se ne starebbero tutti a casa in preda al terrore di incappare in qualche brutto incidente, Mentre con nome inglese, invece, è una cosa da urlo, da sballo, insomma non si può mancare.

Ad affollare i negozi, a prelevare dagli scaffali gli articoli che più attirano la nostra attenzione. Un paio di scarpe, di stivaletti, un nuovo Ipad, un nuovo Pc.  Quel vestito particolare, quella borsa cosi raffinata.

Li paghiamo con uno sconto considerevole nella giornata dedicata allo shopping, cioè il black friday. Copiamo tutto. Abbiamo copiato la festa di Halloween dagli anglossassoni, copiamo anche questa corsa a comprare cose di cui non abbiamo bisogno ma che se ci danno ad un prezzo più conveniente degli altri giorni, non riusciamo a trattenerci da metterci in coda per riempirci il bagagliaio.

E spediamo e spandiamo. Ma oggi lavoratori della multinazionale degli acquisti on line Amazon, che aderisce all’iniziativa, sono in sciopero. Cioè, una parte di quei lavoratori, quelli che non temono di venire licenziati seduta stante, come i precari. E ce ne sono molti, per cui saranno in molti a non aderire.

Rivendicano il diritto di faticare con rispetto delle loro colonne vertebrali che sono messe a dura prova da turni massacranti a compiere gli stessi gesti, come in una catena di montaggio.Ma non si era detto che i robots avrebbero sostituito i lavori più ripetitivi? Come mai questi signori, che hanno introiti da favola, soprattutto in occasioni come questa, si servono di umani e li trattano alla stregua di schiavi che lavoravano nei campi di cotone, nell’800 in Brasile?

Molti di loro dicono di non sapere più che faccia hanno i figli e le moglie, di essere sempre in turno, di sentire le membra indolenzite scricchiolare e di avere continui problemi alle mani, agli arti superiori, alla schiena etc.

Per una paga di circa 1500 euro lorde al mese. A chi va bene. Ai precari forse ancora di meno. E si tratta di lavoratori in media giovani, anche perché, essendo un lavoro, a quanto sembra molto usurante, dopo due anni appena, dicono di non riuscire più a tenere i ritmi massacranti.

E allora scioperano.Scioperano per il diritto alla vita e alla salute nel posto di lavoro. Non protestano perché il lavoro è troppo, protestano perché vengono pagati una  miseria e tutte le loro richieste di maggiore attenzione alle esigenze di tutela della loro salute, vengono disattese. Nonostante le abbiano esposte tramite i sindacati, un numero considerevole di volte ed abbiano sempre ricevuto rassicurazioni, non hanno ancora visto risultati concreti e si sentono presi per i fondelli. E hanno piena ragione.

Dovrebbero essere le Istituzioni a prendersi cura della loro vertenza, assieme ai sindacati. Dovrebbero muoversi dal ministero delle Sviluppo economico. O a loro interessa solo lo sviluppo dell’imprenditoria quando è relativa al benessere degli imprenditori? I lavoratori possono pure schiattare sotto il peso di un lavoro faticoso e ripetivo, l’importante è che si vendano l’anima al magazzino della fabbrica?

Io non comprerò neppure un pacchetto di fazzoletti, oggi. Né nei supermarket, nè tantomeno on- line, dove mai ho acquistato e mai acquisterò.  E’per i pigri che non alzano le terga dalle poltrone e ordinano a catalogo, o per coloro i quali non si possono muovere per motivi di salute, i quali, naturalmente sono più che giustificati e ben venga la possibilità di acquistare on-line. Ma gli altri, per conto mio, potrebbero muoversi.

Ma questa corsa all’ultimo acquisto per la gioia degli speculatori che sfruttano esseri umani per farsi sempre più ricchi, non l’apprezzo, anzi, mi fa schifo.

Venerdi nero? No, grazie.