Il dazista

Durante la sceneggiata definita dall’impiastro americano: Liberation Day, lo stesso ha liberato i propri istinti peggiori ( ma ne ha di peggiori in riserva). C’erano gli operai in tuta ad applaudire un plurimiliardario folle e in fregola, preso solo da se stesso e la propria insolenza e spudoratezza.

Ha messo i dazi ai pinguini delle remote isole australiane, dove “mano d’uomo non ha mai messo piede” e tutto contento ha mostrato una lavagna che illustra come intende daziare il mondo intero, pinguini compresi. La Russia No. Beh, si capisce, la Russia ha già tanti problemi.

Non accetti la tregua Putin? Mi incavolo di brutto, faccio un faccia truce ma poi faccio lo show in giardino e il mondo si dimentica di te e degli ucraini ancora sotto le tue bombe, nonostante…

Una guerra mondiale a suon di tariffe imposte a tutte le importazioni e pochi si salvano. Che bella cosa ‘na jurnata e dazi…sembrava cantare il fellone mentre intorno applaudivano e lui sorrideva a mezza bocca. Gli operai che Trump tanto ama, avranno benefici da questa sua politica daziale o dazista? Si lo so, i commentatori politici, arrampicatori di specchi bagnati, diranno che alla lunga…ma alla lunga che? Alla presta le borse crollano, miliardi se ne vanno in fumo, i prezzi cresceranno e gli americani dovranno pagare di più per le merci importate.

Ma l’importante è sviare l’attenzione dal fallimento totale del folle sulle guerre: Russia che se ne infischia delle sue proposte di tregua e fa spallucce e Israele dove la mattanza continua con maggior vigore.

E poi mette la sua Firma (Il maiuscolo è d’obbligo) come solo uno affetto da megalomania acuta, con picchi altissimi e con vigoria degna di uno scalpellino. E poi la mostra alle telecamere: tieh mondo crudele che hai approfittato di noi poveri ricchi e poveri americani, ora paga perdinci!

Il presidente dazista ha messo il mondo in ginocchio da lui. Se non è proprio guerra armata non è certamente nulla che assomigli, neppure alla lontana alla Pace. Ma è ancora presto per giudicare. l’America Grande non si fa in un giorno, ci vorrà un terzo mandato.

Oppure ci vorrà un mandato a casa sua o, volendo e i presupposti ci sarebbero…in galera, magari in un paese “amico”, li un quel luogo ameno dove ha mandato i venezuelani tatuati che secondo lui erano tutti gangster. Magari in cella privata e con tutti i confort a scrivere le “memorie di un dazista”. Diventerebbe un best seller.

4 commenti su “Il dazista”

  1. Ogni volta che sento parlare di dazi mi torna in mente la scena di Benigni e Troisi, dove andate, ma quanti siete, un fiorino.
    Io non sono contrario ai dazi per principio, ad esempio li applicherei alle aziende che delocalizzano la produzione verso paradisi fiscali lasciando a casa migliaia di dipendenti con una e-mail. Se volete vendere ancora una lavatrice/auto/eccetera in Italia pagate la differenza alla cassa della disoccupazione (la faccio facile altrimenti gli illustri economisti presenti potrebbero risentirsi).
    Il problema è che i dazi a tappeto di Trump sembrano la solita pagliacciata a favore di telecamera: prima che la produzione interna compensi le importazioni da Cina e simili passeranno anni durante i quali i prezzi saranno aumentati. Forse se la caveranno con le auto. Non ho capito poi se la colonna dei dazi che le altre nazioni impongono agli USA fosse vera o meno. Donald dice di essere stato -bontà sua- molto gentile.
    Intanto, cari statunitensi, buona scorpacciata di Parmesan e Porzecco.
    R
    beh, quella scena non è proprio tanto diversa dalla realtà attuale, l’ottusità è la medesima e qualcuno si merita quel vaffa finale.
    Chi delocalizza e licenzia con una mail meriterebbe gli venisse tolta la cittadinanza.
    Beh, considerato il respiro internazionale di questo spazio, mi sembra giusto che ci sia chi riempia certe “lagune”.

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  2. Meloni: “I dazi non sono la catastrofe che raccontano. Non vanno moltiplicati ma rimossi”

    Mi devo correggere e lo faccio volentieri:

    azzz che genio (economicamente parlando) è Giorgia Meloni !
    R
    Beh certo non sarà geniale come quel genio di Conte, ma Meloni ha detto questo:
    https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2025/04/03/dazi-meloni-scelta-sbagliata-ma-non-e-una-catastrofe.-la-prossima-settimana-confronto_a59bbb9e-e7e7-40b2-9e42-56a05dfc74cf.html
    Ripeto quel genio di Conte avrebbe lanciato, da pacifista, un missile contro Washington, si sarebbe preparato con Tachipirina e vigile attesa e avrebbe chiuso le regioni…avrebbe parlato ore senza dire niente, da grande economista quale è avrebbe preso in mano il telefono e avrebbe convinto Trump che sta facendo una caz…tutte iniziative che Meloni non prende. Facile scaricare addosso a lei tutte le colpe, se quel dissennato sta dove sta il “merito” e dei cocomeri che lo hanno votato, non di Meloni.

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