Auguri Vittorio

Vorrei fare gli auguri a Vittorio Sgarbi. Si trova in ospedale a Roma in preda ad una forte crisi depressiva. Strano per lui, chi lo avrebbe detto? Eppure è così ed è grave perché non si vuole alimentare ed è in pericolo di vita.

Non ricordo bene l’ultima volta che l’ho visto in Tv, ma sono mesi ormai. Quello che mi ha colpito è stato quest’uomo che si lisciava e rimandava indietro il ciuffo di capelli bianchi, i suoi capelli che sono un segno distintivo della sua personalità. Ed ho notato che si guardava nel monitor e se li aggiustava come se si sentisse in profondo disagio, li sentisse fragili, spenti, come doveva sentirsi lui.

“Un treno fermo in una stazione sconosciuta”. Così ha detto di sentirsi. Si, un treno come era prima di cadere in questa profonda depressione e una stazione che non conosce è la “fermata” che gli sta imponendo la malattia. Una malattia insidiosa, subdola che coglie all’improvviso con pochi sintomi premonitori ma che è in grado di annullare anche le personalità più forti. Anzi, proprio se la personalità è forte, la depressione attacca con maggiore forza e uscirne è come arrampicarsi a mani nude per uscire da una fossa.

Forza Vittorio, metticela tutta, puoi uscirne ma solo se ti impegni con tutte le tue forze e subito. non c’è molto tempo. Subito, esci dalla stazione. Con calma, passetto a passetto, ma esci.

Quel suo gesto di ricomporsi i capelli e uno sguardo smarrito mi ha dato la sensazione di qualcuno che si sentiva improvvisamente la fragilità della propria umanità. Un uomo apparentemente “invincibile” che si scopre fragile e umano, molto umano.

Ritorna ad essere un treno ed esci da quella stazione che è quella della tua Via Crucis. Solo dentro di te puoi trovare la determinazione per rimettere in moto il treno che c’è in te e io ti auguro di trovarla presto, subito, domani, stanotte, prima possibile.

Auguri Vittorio.

3 commenti su “Auguri Vittorio”

  1. Una volta stavo entrando a casa dei miei genitori e me lo sono trovato davanti mentre ne usciva. Mi ha salutato, stretto la mano e se n’è andato con una stangona mentre io mi chiedevo cosa ci facesse Sgarbi a casa dei miei. Ho scoperto che era amico della loro dirimpettaia alla quale aveva scritto una prefazione per un libro.
    Spero che si riprenda e si dedichi di più alla spiegazione dell’arte perché, tolte le “capre” cui fa spesso riferimento, come critico d’arte non ha eguali.
    R
    sono d’accordo.

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  2. Che tutti i depressi l’abbiano vinta su quello che pensavano, augurandosi che nel fare ciò possano restituire a sé stessi e ad altri un’occasione per esserne felici.
    R
    un bel pensiero.

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  3. Solo la bellezza lo può salvare e quella dell’ arte in particolare, la cultura è la sua vera essenza tutto il resto politica, spettacoli, egoismi, cattivi affari e capre, rappresentano l’altra faccia della medaglia ma quella ombrosa, Deve ritrovarsi e spero che ci riesca. Buon lungo viaggio e auguri sinceri

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